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Fuori dal Coro 2007

64. Mostra Int.le d'Arte Cinematografica

La 64. edizione della Mostra si svolgerà al Lido di Venezia dal 29 agosto all'8 settembre 2007.
Secondo la consolidata articolazione, i film in programma alla Mostra sono suddivisi nelle sezioni VENEZIA 64, i cui film gareggiano per il Leone d'oro, FUORI CONCORSO, ORIZZONTI, e CORTO CORTISSIMO. La speciale sezione monografica STORIA SEGRETA DEL CINEMA ITALIANO, giunta alla quarta edizione, sarà dedicata al Western all'italiana con Quentin Tarantino quale "padrino" dell'iniziativa.

 

30/08/2007 Giorno d'espiazione

Primo giorno completo di Mostra, all’1:20 di mattina cerco di raccogliere i cocci di questa giornata piuttosto faticosa caratterizzata dal “fil rouge” dell’”espiazione”. Per fortuna che una provvidenziale perturbazione atmosferica ha portato aria fresca dalle Alpi, attenuando l’afa mortifera della giornata di ieri. Qualche inconveniente, tuttavia, si è registrato nelle ore a cavallo del pranzo (che il sottoscritto ha puntualmente saltato), quando si sono aperte le cateratte del cielo e fra lampi e tuoni i luoghi della Mostra si sono trasformati in un fuggi-fuggi generale alla ricerca di un riparo. Ma andiamo con ordine. Prima pellicola visionata, alle 8:30 ATONEMENT di Joe Wright, la pellicola che ha aperto ufficialmente questa 64a edizione del Festival di Venezia. Dal celebrato romanzo omonimo di Ian McEwan, il regista televisivo qui alla sua seconda prova sul grande schermo, trae una pellicola di ampio respiro, giocata sulla cifra dell’intenso melò. Dal punto di vista del linguaggio cinematografico si sottolinea un uso significativo del flashback con relativo spostamento del punto di vista e una mano felice nel condurre a buon fine un paio di suggestivi piano-sequenza. Bella la ricostruzione degli interni, buona la riuscita del cast con una convincente Keira Knightley. Applausi per l’apparizione finale della grande Vanessa Redgrave. A seguire la vera rivelazione della giornata, una pellicola di quelle che da sole valgono la partecipazione al Festival. Si tratta di SLEUTH l’ultima fatica dell’attore-regista Kenneth Branagh presente nella selezione ufficiale dei film in concorso. A partire da una sceneggiatura di Harold Pinter, dal romanzo omonimo di Anthony Shaffer (peraltro già trasportato sul grande schermo qualche decennio fa), Branagh imbastisce una piccola gemma in stile kammerspiel avvalendosi della magistrale interpretazione del duetto Michael Caine-Jude Law. Un sorprendente doppio gioco del gatto col topo che stupisce per la messa in scena hi tech e per le inusuali angolazioni di ripresa. Da brivido… A cavallo del pranzo, mentre come dicevo poc’anzi, si è scatenata la bufera, ho visto la pellicola giapponese SAD VACATION di Aoyama Shinji, nella sezione “Orizzonti”. Una riflessione discontinua ma intrigante sui legami di sangue, il sentimento di vendetta conseguente l’abbandono di un affetto, l’importanza del rapporto genitore-figlio. Concedendosi un ritmo dilatato, caratterizzato altresì da lunghe parentesi e pause narrative (pochi e misurati movimenti della mdp), il regista preferisce procedere per piccoli passi, senza seguire un percorso lineare, seminando qua e là piccoli indizi e suggestioni non sempre decifrabili. Da rivedere per una conferma. Punta diritto allo stomaco, invece: GRUZ 200, opera del russo Alexey Balabanov, visionata nella rassegna “Giornate degli Autori”. La storia è quella del rapimento e delle successive brutali violenze cui è sottoposta una giovane ragazza in una cittadina industriale della disgregante Unione Sovietica del 1984. Tutti i vari personaggi di contorno (militari corrotti, un professore di ateismo scientifico membro del Partito che si apre alla fede, un poliziotto maniaco, un ex assassino che produce vodka e sogna “la Città del Sole”, infine i tanti giovani che scelgono lo sballo e i guadagni facili) illustrano il decadimento e il crollo di una società allo sbando. Conclusione in bellezza con la proiezione notturna dell’attesa pellicola in concorso: MICHAEL CLAYTON di Tony Gilroy con il divo Clooney e il supporto produttivo dell’amico Steven Soderbergh. Bisogna ammettere che George Clooney ci sa fare e non sbaglia una parte, anche quando si tratta di impersonare un difensore di malfattori all’ennesima potenza, che si riscatta giusto in tempo per consegnare alla giustizia quelli che fino a poco tempo prima mandava assolti in tribunale. Una bella favola sociale dal ritmo sostenuto e poco invasivo (anche la fotografia risulta anti-spettacolare) che dimostra come il Cinema abbia assorbito il generale cambio dell’opinione pubblica sull’impunibilità e l’intoccabilità di certe multinazionali. Glaciale Tilda Swilton, Sydney Pollack impagabile nella parte del sornione ed inarrivabile titolare dello studio legale “più importante del mondo”.

E per oggi finisco qui, a risentirci a domani con nuove anticipazioni “fuori dal coro”.

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