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La Mostra torna snella: 60 film, le sezioni Digitale e Mezzanotte saranno "trasversali"

 

06/09/2005 Tradimenti

Nella scelta della programmazione giornaliera, qui alla Mostra del Cinema di Venezia, non è una novità che gli organizzatori giochino a creare percorsi tematici fra i raggruppamenti di film o caratterizzino le giornate attraverso tematiche singole.
Questo martedì 6 settembre si può caratterizzare con il tema del tradimento, dell’abbandono, dell’inganno.
Ad aprire le danze “I GIORNI DELL’ABBANDONO”, ultima fatica di Roberto Faenza.
Che dire, le aspettative sono state in gran parte deluse. Non raggiungono il cuore alcune scelte della sceneggiatura, in varie sequenze i dialoghi sono poco convincenti, il ricorso ad alcune immagini “poetiche” e “simboliche” smuove al sogghigno più che alla partecipazione emotiva. Peccato, perché la prova recitativa della Margherita Buy rimane, comunque, notevole.
Altro film in concorso, l’elegante “GABRIELLE” di Patrice Chéreau. Tradisce la genesi letteraria (la sceneggiatura è tratta da un racconto di Joseph Conrad), nella ricerca formale dei dialoghi e nella puntigliosa ricostruzione degli ambienti e dei caratteri. Spiazzante la scelta di anacronistici “cartelli” in luogo della voce off ed l’alternanza – non sempre chiara – di bianco/nero e colori. Commento sonoro moderno a cura di Fabio Vacchi (da segnalare!!!), ottima interpretazione di Isabelle Huppert.
La seconda pellicola italiana in programmazione è l’opera prima del giovane Fauso Paravidino: “TEXAS”. Il nome allude a quel luogo ibrido ed infido “non più campagna e non ancora completamente urbanizzato” rappresentato dalla provincia piemontese, ribollente di passioni represse, disagi giovanili, problemi sociali… Le storie di vari personaggi – fra i quali un gruppo di giovani ventenni – si intrecciano in un mosaico molto vagamente altmaniano. Certo la fattura è di tutt’altro spessore e si sfilaccia in una serie di siparietti e stereotipi piuttosto abusati.
Diverte il terzo film in concorso, l’ultima fatica del portoghese Joao Botelho: “O FATALISTA”, liberamente ispirato al romanzo “Jacques, il fatalista” di Denis Diderot. L’impianto recitativo è di tipo teatrale, ma il regista di Lamego si dimostra abile alla macchina da presa e a giocare con gli elementi narrativi (riprendendo il gusto della prosa antica del “racconto nel racconto”) e del linguaggio cinematografico (colori allusivi, commento sonoro ironico, angolazioni inconsuete e irreali).
Ultimo film visionato (siamo alle 22:15) “LE PARFUM DE LA DAME NOIR”, spassoso divertissement in chiave investigativo-retrò di Bruno Podalydés. A partire da un racconto di Gaston Leroux, il regista di “Il mistero della camera gialla” gioca a prendere in giro i cliché narrativi e i luoghi comuni del giallo “in costume” a metà strada fra Arsenio Lupin, ed Hercules Poirot passando per i mascheramenti alla Fantomas. Naturalmente il gioco si spinge alla minuziosa ricostruzione degli ambienti inizio secolo, ai rimandi cromatici della fotografia di parecchi film di genere, alla estremizzazione parodica di caratteri e personaggi. Peccato una eccessiva dilatazione nella parte centrale e qualche caduta nel ritmo.

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